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Come Allevare le Quaglie

Allevare quaglie può sembrare un’attività riservata a chi dispone di grandi spazi rurali, eppure è forse tra gli avicoli quello più adatto a dimensioni familiari o semi-professionali. L’adattabilità di questi piccoli galliformi, unita al ciclo produttivo brevissimo e a requisiti di spazio minimi, consente di installare un allevamento completo persino in un giardino di città o in un capannone dismesso. L’obiettivo che ci si pone, sia esso la produzione di uova, di carne o l’allevamento ornamentale, determina fin dall’inizio scelte strutturali, genetiche e gestionali che condizioneranno la redditività e il benessere degli animali. Comprendere a fondo la biologia della quaglia comune, discendente diretta della Coturnix coturnix orientalis, diventa perciò la base di qualsiasi progetto, perché ogni decisione logistica dovrà rispettare il ritmo di crescita, la delicatezza dell’apparato respiratorio e le esigenze etologiche di un uccello che, pur essendo stato domesticato da secoli, conserva un forte istinto alla fuga e alla diffidenza.

Scelta della specie e orientamento genetico

La quaglia più allevata in Europa appartiene alla linea selezionata in Giappone che prende il nome di Coturnix japonica. Rispetto alla quaglia selvatica europea è leggermente più grande, depone uova dal guscio maculato quasi ogni giorno, ha un temperamento relativamente docile e possiede una rapidità di crescita strabiliante: dal pulcino di pochi grammi al volatile pronto per la riproduzione passano in media cinque o sei settimane. Esistono linee destinate specificamente alla produzione di carne, caratterizzate da un piumaggio più chiaro, maggiore conversione alimentare e una predisposizione all’ingrassamento, e altre selezionate per la posa, con toni più scuri e un metabolismo che favorisce la deposizione di oltre trecento uova annue. Non manca chi si dedica alle varianti cromatiche a scopo ornamentale, quali la mutazione “italiana” dal piumaggio bianco pezzato o la “inglese” con sfumature color crema, che pur mantenendo una certa produttività generano un innegabile fascino estetico. Al momento di acquistare i primi riproduttori conviene rivolgersi a allevatori registrati che garantiscano assenza di consanguineità e presentino un programma vaccinale documentato, evitando lo scambio fra soggetti di provenienza ignota che può introdurre ceppi batterici o virali difficili da eradicare.

Progettazione delle strutture di allevamento

Un allevamento di quaglie nasce sempre dall’equilibrio fra densità accettabile e possibilità di controllo igienico. I pulcini, nei loro primi dieci giorni di vita, necessitano di una temperatura iniziale intorno ai trentacinque gradi centigradi, che scenderà gradualmente di due o tre gradi a settimana finché, intorno alla quarta, potranno adattarsi alla temperatura ambiente se questa non scende sotto i venti gradi. Questo implica reti di lampade a infrarossi o piastre radianti montate su gabbie graduate in altezza, in modo da modulare la distanza dalla fonte di calore. Il suolo della gabbia, che deve essere facile da pulire, solitamente è costituito da una rete a maglia fine che permette il passaggio delle deiezioni in un cassetto rimovibile; tuttavia nei primissimi giorni una stuoia di carta assorbente o di telo antiscivolo impedisce che le zampette dei pulcini scivolino tra le maglie, prevenendo deformazioni. In fase adulta, ogni quaglia richiede almeno cento venti centimetri quadrati di superficie perché possa muoversi a proprio agio, battere le ali senza ferirsi e accedere comodamente a mangiatoia e beverino. Collocare gabbie su due o tre livelli consente di sfruttare in verticale uno spazio ridotto, ma costringe ad adottare un sistema di ventilazione meccanica che allontani l’ammoniaca prodotta dalle deiezioni. Una ventilazione insufficiente infatti compromette la salute respiratoria e favorisce patologie oculari, mentre correnti d’aria eccessive abbassano la temperatura e causano stress.

Nutrizione equilibrata e gestione delle razioni

La quaglia da carne e da uovo ha un fabbisogno proteico superiore a quello del pollo, specie durante la fase di accrescimento. Le prime tre settimane richiedono un mangime starter che contenga oltre il ventisette per cento di proteina grezza e un bilanciamento adeguato degli aminoacidi essenziali, in particolare lisina e metionina, poiché da essi dipendono la crescita delle piume e la robustezza dello scheletro. A partire dal ventunesimo giorno si passa a una razione grower con un contenuto proteico attorno al ventitré per cento, aggiungendo integratori di calcio e fosforo se l’obiettivo è il consumo di uova con guscio resistente. Per ridurre lo spreco di mangime, le mangiatoie migliori sono quelle a tramoggia regolabile che permettono alle quaglie di infilare solo la testa, evitando lo spargimento di granuli sul pavimento. L’acqua deve essere fresca, pulita e mai troppo fredda: una temperatura compresa fra i quindici e i venti gradi favorisce il consumo corretto e riduce i casi di enterite. Gli allevatori esperti somministrano periodicamente, tramite acqua di bevanda, fermenti lattici specifici per avicoli e acido citrico che acidifica leggermente il contenuto intestinale, ostacolando la proliferazione di batteri patogeni come Escherichia coli e Salmonella.

Riproduzione, incubazione e sessaggio

La maturità sessuale delle quaglie arriva sorprendentemente presto, talvolta già a cinque settimane per le femmine, sebbene la deposizione regolare inizi intorno alla sesta o settima settimana. Il maschio si riconosce per il petto color cannella uniforme e, in alcune mutazioni, per il becco lievemente più scuro. Il canto gutturale, udibile all’alba e al tramonto, conferma la sua presenza. Un corretto rapporto di una femmina ogni quattro o cinque femmine è ideale per garantire la fecondazione delle uova senza stress eccessivo sulle gallinelle. Le uova destinate all’incubazione vanno raccolte più volte al giorno, conservate con la punta verso il basso a quindici gradi e umidità sessanta-settanta per cento, e mai oltre il settimo giorno prima di essere poste in incubatrice. L’incubazione artificiale richiede una temperatura di trentasette virgola sette gradi centigradi e un’umidità iniziale del sessanta per cento, che deve salire al settanta il quindicesimo giorno, quando si interrompe il movimento di rotazione. La schiusa avviene tra il diciassettesimo e il diciottesimo giorno. Un volta usciti, i pulcini vengono trasferiti nel reparto di avannotteria riscaldato, dove trascorreranno la prima settimana prima del graduale passaggio a temperatura ambiente.

Programmazione vaccinale e controlli sanitari

Benché la quaglia sia considerata più resistente di altri avicoli a certe patologie, un allevamento intensivo la espone comunque a rischi di coccidiosi, paratifo, malattia di Newcastle e bronchite infettiva. Un piano vaccinale di base prevede la somministrazione di vaccino contro la malattia di Newcastle intorno al decimo giorno, con richiami mensili se l’allevamento è ubicato in aree ad alta densità avicola. Un monitoraggio fecale trimestrale rileva la presenza di oocisti di coccidi; in caso di positività si interviene con un coccidiostatico nell’acqua sotto supervisione veterinaria. Infine, il paratifo da Salmonella Gallinarum richiede l’adozione di protocolli di biosicurezza, come la disinfezione dell’attrezzatura in ingresso e l’utilizzo di calzari monouso. Poiché la normativa europea impone severe restrizioni sull’uso profilattico di antibiotici, molte aziende hanno adottato strategie alternative, basate su estratti fitoterapici e acidificanti organici, per mantenere l’equilibrio della flora intestinale.

Benessere, illuminazione e gestione dello stress

La quaglia, pur tollerando ambienti relativamente angusti, manifesta stress se l’illuminazione è eccessiva o continua. Una fotoperiodo di quattordici ore di luce a intensità moderata sostiene la deposizione senza stimolare comportamento aggressivo. La luce notturna attenuata, che simula il crepuscolo, aiuta a prevenire ammassi e soffocamenti nei pulcini. La rumorosità ambientale è da tenere sotto controllo: colpi improvvisi o passaggi frequenti di persone possono indurre le quaglie a spiccare brevi voli verticali contro il tetto della gabbia, con rischio di traumi cranici. Uno strato di lettiera di sabbia fine, sostituito settimanalmente, consente agli animali di fare bagni di sabbia che riducono la presenza di acari e forniscono un’attività comportamentale soddisfacente, migliorando la qualità del piumaggio.

Normative e aspetti commerciali

In Italia, la normativa che disciplina l’allevamento di quaglie impone la registrazione all’Anagrafe Avicola e la notifica all’ASL competente, con indicazione del numero massimo di capi detenibili e del sistema di allevamento. Chi intende vendere uova o carne direttamente al pubblico deve rispettare i requisiti igienico sanitari previsti dal Regolamento CE 852/2004, adeguando locali e modalità di confezionamento. Sul fronte commerciale, il mercato delle uova di quaglia vive una domanda crescente per le sue supposte proprietà nutraceutiche: un packaging accattivante, magari di origine riciclata, e la valorizzazione di filiere senza antibiotici possono incrementare il prezzo di vendita. La carne, considerata prelibata in ristorazione, richiede un rigoroso rispetto della catena del freddo e l’utilizzo di macelli avicoli autorizzati.

Conclusioni

L’allevamento delle quaglie racchiude in sé la sfida di conciliare intensità produttiva, benessere animale e sostenibilità ambientale, ma con pianificazione attenta e rispetto dei parametri biologici si rivela un’attività agile, capace di fornire uova nutrienti, carne magra e un affascinante universo di osservazione etologica. La chiave del successo risiede nell’equilibrio quotidiano tra precisione tecnica e sensibilità verso una specie che, nonostante la lunga domesticazione, mantiene un carattere vigile e selvatico: un equilibrio che premia l’allevatore con risultati produttivi rapidi e gratificanti e al tempo stesso rende onore alla dignità di questi piccoli e sorprendenti uccelli.

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